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La Festa Di Sant’antonio Abate A Torpè

Comune di Tula,

DESCRIZIONE

Abstract Ho scelto di parlare del fuoco di sant’Antonio abate, celebrato nel paese di Torpè, perché è una festa che, da quando sono piccola, vivo in maniera sia diretta sia indiretta, per esempio tramite i racconti di parenti e conoscenti. Questa festa folkloristica ha al suo interno elementi che la fanno sembrare quasi arcaica. Ciò è evidente in molti aspetti della sua celebrazione che si discostano notevolmente dalle cerimonie religiose tradizionali. Il mio primo interesse è stato comprendere perché si festeggi in questo modo. A questa domanda non ho trovato risposta presso gli abitanti di Torpè; la gente del paese collega indissolubilmente le piante e il fuoco con il festeggiamento religioso del santo. La festa si celebra in pieno inverno e precisamente il 16 gennaio. Per questa cerimonia vengono creati dei carri colmi di piante sempreverdi, a cui viene data una forma simile a una nave. Questi carri, una volta costruiti e fatti sfilare nella piazza principale, vengono scaricati nel centro polivalente del paese. Poi le piante vengono ammucchiate e, dopo la benedizione del sacerdote, sono incendiate. Si continua poi con una grande abbuffata collettiva accompagnata dal dolce tipico della festa. Alcune usanze, come quella del festeggiare tutti insieme intorno al fuoco, creano un ambiente gioviale. Questi festeggiamenti potrebbero apparire eccessivi nell’intento di ricreare le atmosfere del passato. Ci si riferisce qui in particolar modo alla grandezza dei carri e alla sovrabbondanza di vivande. Una paesana ci ha tenuto a sottolineare che in passato la gente non aveva molto da offrire e di conseguenza si dava quel poco che si poteva, festeggiando con poco. La festa è molto particolare in vari suoi aspetti, per esempio per quanto riguarda i carri realizzati con una scultura a forma di nave o l’accensione del falò e i giri e i balli intorno a esso. Era quindi interessante ricercare i motivi alla base dell’utilizzo di questi elementi, i sempreverdi e il falò, in rapporto a un festeggiamento religioso. Ho svolto la mia indagine attraverso due differenti e complementari percorsi: quello della ricerca teorica, per capire il valore delle piante e del fuoco per gli uomini del passato; e poi lo studio sul campo, svolto tramite interviste e conversazioni informali con gli abitanti di Torpè affinché mi aiutassero a comprendere al meglio i festeggiamenti. L’obiettivo è capire il rapporto che lega l’uomo all’albero e al fuoco, per capire poi le dinamiche e il senso delle celebrazioni di sant’Antonio abate. Nel primo capitolo si parla del legame esistente fra uomo e albero. L’uomo vede nell’albero un elemento di paragone con la sua vita. Questo infatti muore d’inverno e rinasce a primavera. È quindi simbolo del ciclo della vita, ma anche di fertilità e giovinezza senza tempo. Per questo è adorato nelle civiltà del passato. Nel secondo capitolo si parla del fuoco e del suo valore per gli uomini. Il fuoco è infatti per l’uomo un’altra rappresentazione del sole che aiuta a sopperire alla sua mancanza nei mesi bui e freddi. Inoltre è grazie al fuoco che l’uomo può svolgere una serie di attività che a questo sono collegate. Gode suoi benefici per il riscaldamento corporeo e della possibilità di cuocere su di esso i cibi, e, per esempio, anche sua capacità di pulire sentieri impervi e preservare dagli attacchi di animali feroci. Per questo il fuoco è sacro e come tale è adorato e protetto. Quando l’inverno è finito e si è prossimi all’equinozio primaverile si festeggia con il fuoco per accelerare la venuta del sole. Gli alberi e il fuoco avevano quindi per l’uomo pagano un valore altissimo e venivano per questo celebrati. Con l’arrivo del Cristianesimo le cose tesero a modificarsi a causa dell’ingresso sulla scena di una nuova religione monoteista che non permetteva l’adorazione di altri dei o elementi. Fu così che il Cristianesimo sostituì quelle che erano feste pagane e rifunzionalizzò il significato di alberi, piante sempreverdi e fuoco. Nel terzo capitolo si parla del fuoco di sant’Antonio abate celebrato nel paese di Torpè; questo evento è un chiaro esempio di festività pagana rifunzionalizzata a festa cristiana. Tutto infatti porta a pensare che si tratti di un rito celebrato anche prima dell’avvento del Cristianesimo. Ciò è evidente nella sfilata delle piante sempreverdi, nel fuoco acceso, nei balli intorno a esso e nella grande abbuffata collettiva. La religione cristiana ha dato un nuovo senso e un nuovo valore a questa festa e l’ha dedicata a sant’Antonio. Risultano tuttavia evidenti le difficoltà affrontate nel compiere, un’opera di ricucitura fra due tradizioni e due sistemi di valori così differenti; nella celebrazione i pochi elementi cristiani sono costituiti dalla bandiera, dalla processione e dai tre giri intorno al fuoco, tuttavia questi precetti non bastano a oscurare il valore simbolico di quelli precedenti.