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Il Mondo Femminile In Cien Años De Soledad Di Gabriel García Márquez

Comune di Tula

DESCRIZIONE

Cent’anni di solitudine, il capolavoro dello scrittore colombiano Gabriel García Márquez, narra la storia di una stirpe, quella dei Buendía, attraverso sette generazioni e del paese da loro fondato, Macondo. La famiglia incarna la borghesia liberale-progressista latinoamericana e attraverso le sue vicende e quelle del paese Macondo, García Márquez ricrea la storia moderna del continente e getta nuova luce sulle ragioni che hanno. Il romanzo narra la storia di Macondo, dal momento della sua fondazione al momento della sua distruzione finale, quindi la sua trasformazione da luogo arcadico e idilliaco in un luogo apocalittico segnato da una distruzione crescente. Com’è noto, il paese è un microcosmo immaginario, rappresentativo dell’America Latina tutta di cui lo scrittore ricrea la storia, mentre la stirpe incarna la borghesia progressista latinoamericana. Attraverso le vicende dei Buendía lo scrittore colombiano si interroga sulle cause della violenza, del sottosviluppo e della dipendenza che hanno segnato la storia moderna del continente. Tra le principali cause che il romanzo mette in luce vi è il mondo maschile carente, dominato dal principio del piacere. Il mio lavoro inizia proprio con una breve analisi dei personaggi maschili del romanzo. Da questa emerge un universo maschile segnato dalla volubilità e dall’incostanza. In particolare i due principali protagonisti maschili, José Arcadio Buendía, il fondatore di Macondo, e suo figlio, il colonnello Aureliano Buendía, appaiono come due personaggi chisciotteschi, che lottano senza chiari obiettivi e vengono ripetutamente sconfitti. Il patriarca, infatti, dopo aver inseguito sogni di progresso e di grandi invenzioni, prende atto del proprio fallimento, impazzisce e passa anni legato a un castagno come un vivo-morto. Suo figlio, il colonnello, combatte trentadue guerre nel corso di vent’anni e le perde tutte, finché combatte contro il proprio esercito per convincerlo a cedere il potere ai nemici. Anche lui quando si ritira dal piano pubblico si tumula vivo. Si rinchiude, infatti, nel suo laboratorio di oreficeria a fare e disfare pesciolini d’oro. Né il patriarca né suo figlio svolgono alcuna azione produttiva, anzi entrambi dilapidano il patrimonio familiare per inseguire i propri sogni. Simili a loro sono tutti i rappresentanti maschili della famiglia. Tutti falliscono sia sul piano pubblico sia su quello privato, infatti, anche nel privato i Buendía sono caratterizzati dal fallimento. In particolare José Arcadio Buendía è un genitore assente, che non si prende affatto cura dei propri figli e non ha con loro alcun rapporto. Il colonnello avrà diciotto figli ma non si prenderà cura di nessuno di loro. L’universo femminile si caratterizza inizialmente in netta opposizione a quello maschile. Infatti, se gli uomini appaiono mossi solo dal principio del piacere incapaci di essere patriarchi e padri, la grande protagonista del romanzo, Úrsula Iguarán, la moglie del fondatore José Arcadio Buendía, a una prima lettura, sembra configurarsi come l’opposto. Úrsula, infatti, è dominata dal principio di realtà. È lei che di fatto porta avanti la famiglia ed è lei che la mantiene grazie a una piccola fabbrica di animaletti di caramello. Úrsula inoltre vigila affinché la famiglia non incorra nell’incesto a cui tutti i membri, tendono, e vada incontro alla distruzione. La matriarca, infatti, teme che se l’incesto avesse luogo potrebbe nascere un figlio con la coda di maiale. La sua proibizione dell’incesto, letta alla luce delle teorie di Freud e di Levi-Strauss è il tentativo di far sì che la famiglia superi il principio del piacere proprio dell’età infantile e passi al principio di realtà, che superi lo stadio della natura e dell’istinto per accedere al piano della cultura e della storia. Dall’analisi del testo è emerso quindi che Úrsula è una matriarca attiva e costruttiva dotata di grande senso comune. Tuttavia l’analisi ha anche messo in luce il fatto che, Úrsula come matriarca è molto diversa dal suo chisciottesco marito, come madre è, come lui, molto assente. Infatti anche lei si prende scarsamente cura dei suoi discendenti, come ben illustra un brano dell’opera in cui intravede due “adolescenti sconosciute” in cui fatica a riconoscere le proprie figlie. Úrsula è quindi una madre assente incapace di comunicare amore ai propri figli e nipoti. L’assenza di amore genitoriale è all’origine di quella solitudine richiamata nel titolo del romanzo e che è una delle grandi cause della distruzione della stirpe. La maggior parte delle donne della famiglia, a cui è dedicato in particolare il capitolo III della tesi, è incapace di amare. Così, per esempio, le due sorelle della seconda generazione, Amaranta e Rebeca, sono caratterizzate dall’odio. In particolare Amaranta vive in attesa che la sorella muoia ed entrambe distruggono gli amori che suscitano. Meme, una delle poche rappresentanti della famiglia Buendía che genererà un figlio, non lo farà tanto per amore quanto per odio nei confronti di sua madre. Solo Amaranta Úrsula, l’ultima rappresentante, avrà un figlio per amore, ma sarà frutto di un inconsapevole incesto e la nascita del temuto figlio con la coda di maiale determinerà la sua morte. Le vere madri del testo, grazie alle quali la stirpe assicura la discendenza sono le meretrici e in particolare il personaggio di Pilar Ternera. Alle meretrici madri è dedicato il II capitolo del lavoro. Nel corso dell’analisi, si è visto come questo personaggio sia l’altra grande figura matriarcale, allo stesso tempo opposta e complementare a Úrsula. Il suo nome simbolico racchiude le caratteristiche principali del personaggio, come Úrsula è pilastro, ma anche carne, animalità e tenerezza. Infatti lei è l’iniziatrice sessuale dei due figli di Úrsula, José Arcadio il gigante e il colonnello Aureliano Buendía, che da lei avranno entrambi un figlio. Tutt’e due i figli ignorano l’identità della loro madre, ma tutt’è due si rivolgeranno a lei. Uno cercherà in lei la confidente e l’amica, il grembo materno che non trova nella propria famiglia, l’altro sarà attratto sessualmente da Pilar, che tuttavia riuscirà a evitare l’incesto, esattamente come Úrsula. Pilar, come scrive un’importante studiosa, Perilli, è la matriarca che presiede dall’esterno la storia familiare e colma le carenze delle donne Buendía. Simile a Pilar è il personaggio di Petra Cotes, che come Pilar, avrà rapporti con altri due fratelli della stirpe, i gemelli José Arcadio Segundo e Aureliano Segundo. Anche il suo nome rinvia alla sicurezza e al fondamento. Pilar, come molte prostitute del macrotesto di García Márquez è un personaggio estremamente positivo. Se Pilar si contrapponeva a Úrsula, Petra si contrappone a Fernanda del Carpio, moglie del suo amante Aureliano Segundo. Fernanda rappresenta un mondo morto, chiuso nel ricordo di un passato che non c’è più. Come Úrsula limita la sua vita sessuale. Al contrario, Petra rappresenta iperbolicamente la vita. La sua vitalità di fatto ha il potere di moltiplicare la fecondità degli animali. Sebbene Petra non abbia alcun figlio dal suo amante finirà per svolgere un ruolo materno sia nei confronti dello stesso Aureliano Segundo sia, persino, nei confronti della sua rivale Fernanda del Carpio di cui si prenderà cura in forma anonima e disinteressata dopo la morte di Aureliano Segundo. In conclusione il mondo femminile di Cent’anni di solitudine è caratterizzato da una netta divisione tra le donne interne alla famiglia e le donne esterne e dalla presenza di un doppio matriarcato.